martedì 5 gennaio 2021

in questo mare che è la vita

Cara Giorgia,
sono giorni indecisa su scrivere o meno un post finale, forse provvisorio, forse definitivo.
Ora ho riaperto il blog, dopo mesi. Un'assenza così lunga non c'è mai stata. Ma a volte la vita ti travolge, come un uragano e tu cerchi semplicemente di stare a galla. Tutto il resto viene lasciato da parte, non per poca importanza ma per semplice e pura necessità.

Quell'uragano ha risvegliato in me una nuova creatività, una strana energia che vuole fuoriuscire e che devo capire come e dove canalizzare.
Diversi progetti che salvo in una cartella mentale, tanta voglia di metterli in pratica, uno per uno.
Tempo al tempo, disse qualcuno.

E tempo sia.
Riprendiamoci i nostri equilibri, le nostre abitudini e i nuovi ritmi di questo nuovo anno.
Lasciamoci trasportare dall'ispirazione e dalla passione per ciò che facciamo, che raramente ci fanno sbagliare tempi e modi.
Facciamoci guidare da ciò che abbiamo dentro, senza fretta, senza frenesia.

E' che io adoro vedere il compimento delle cose, non vedo l'ora di iniziare e di finire per vedere l'effetto che fa.
L'effetto su di me, sempre benefico.

La scrittura come autoterapia.
Raccontarsi e raccontare.
Ciò che a volte ti salva in mezzo all'uragano.
I remi a cui aggrapparti quando la corrente sembra portarti via.

No, io resto.
Galleggio e riprendo a nuotare in questo mare che è la vita.




in questo mare che è la vita.

giovedì 21 maggio 2020

DaD e non risultati

Cara Giorgia,
la quarantena è finita, dopo 69 lunghi giorni di #iorestoacasa ma la libertà non l'abbiamo riacquistata, com'era prevedibile d'altronde. Rimane il distanziamento sociale, la mascherina, i guanti, i parco giochi chiusi e il divieto di assembramento. Una sorta di potete uscire ma restate comunque da soli. E mi rendo conto che ora che possiamo respirare l'aria fuori dalle solite quattro mura dovremo essere felici e contenti, festeggiare questo grande traguardo e gridare la nostra felicità. Invece no, non lo facciamo. Perchè di fatto non siamo felici, siamo solo liberi di uscire dalla porta di casa per poi stare attenti ad ogni passo che facciamo o che fanno gli altri. Attenti che le altre persone non si avvicinino troppo o addirittura vi accarezzino come viene spontaneo fare a molti, normale, umano. Attenti che non  vi avviciniate agli altri bambini, attenti che questa limitata libertà non ci riporti nuovamente alla segregazione che abbiamo già vissuto e che conta già abbastanza danni a livello umano e sociale.
E poi penso alla scuola, alla sua assenza, alla sua mancanza.
Penso a come sarà a settembre e mi viene da piangere al solo pensiero che non possiate iniziare seduti tra i banchi di scuola a guardarvi in faccia mentre iniziate una nuova avventura, che non avrà di certo  buon sapore visti i sei mesi di nulla.
Non è vero, non c'è stato il nulla.
Ah giusto, qualcosa c'è stato, per qualcuno, in qualche momento, con qualche dispositivo.
Alcuni hanno potuto seguire le lezioni a distanza, alcuni hanno sempre fatto i compiti, alcuni hanno acquisito diverse competenze tecniche e curricolari, alcuni sono riusciti ad apprezzare gli aspetti positivi della DAD.
E gli altri?
No, ma quelli non contano, contano i risultati che si sono ottenuti.
Vanno considerati anche i non risultati, compresa la mancanza della relazione e del contatto, la differenza tra chi ha i genitori che lavorano, chi li ha a casa e chi li ha che lavorano in smart working.
Ma tutte queste cose si sanno, ne siamo tutti o quasi tutti consapevoli.
Si, ma allora che fare?
Bella domanda.
E qual'è la risposta?
Non lo so. So solo che non possiamo non fare. Occorre farci sentire, alzare la voce, unirci e combattere per salvare il presente e il futuro dei nostri bambini.
Occorrono soluzioni importanti e risolutive, che pongano il bambino al centro, che ci proteggano dal covid19 ma anche dalle conseguenze traumatiche della DAD. Occorre che qualcuno si metta seriamente nei panni dei bambini e dei genitori, che viva ciò che vivono loro ogni giorno per far si che tirino fuori dal cilindro il coniglio con la soluzione che fa al caso nostro. Non è facile trovarla, ma chi ha pensato di avere le competenze per governare un paese ora può dimostrare di saperlo fare, in primis per chi è senza passato ma che sarà il nostro futuro.





martedì 7 aprile 2020

senza conto alla rovescia

Cara Giorgia,
la quarantena da #covid19 dura da quasi un mese e io non so davvero definire il nostro stato attuale. E' una continua altalena emotiva, un farsi traghettare dalle giornate che scorrono veloci cercando di tenere un equilibrio che talvolta è precario e sfocia in un pianto o in una discussione, per poi finire sempre con un abbraccio perché attualmente è l'unico modo possibile per far tornare il sereno. Non senza spiegazioni, sfoghi, pensieri forti e parole gridate a tutto volume. 
Passerà, certo, prima o poi passerà.
Ma nel frattempo viviamo tutto questo, dimenticandoci per qualche momento la segregazione forzata, presi da un film, da un gioco o dal cibo. Ma quando d'un tratto torniamo alla realtà la tristezza ha la meglio. So che ti mancano i tuoi amichetti e la scuola, le tue maestre, tutte le persone care che nella vita normale ti stavano sempre accanto. So che ti mancano le attività all'aperto, le passeggiate, l'andare a fare la spesa, i saltelli mentre vai a scuola, le corsette nei vicoli mentre torniamo a casa. So che ti manca tutto questo anche se a parole non riesci ad esprimerlo. Lo fai con i gesti quotidiani, con i tuoi no, con i capricci, con le tue richieste talvolta esagerate, con i pianti disperati e i momenti da mettersi le mani tra i capelli. E talvolta le metto, tiro quei capelli, li tiro così forte che vorrei strapparmeli ad uno ad uno, contandoli così come conto i giorni che passano chiusi in casa. Ma non si può fare il conto alla rovescia, e questa credo sia la cosa che fa più paura, a noi adulti ma anche a voi bambini.
Difficile gestire il tutto, contenere la rabbia, lo spavento, la tristezza.
Le lasciamo andare, le tiriamo fuori. Dentro starebbero strette e imploderebbero in un malessere ancor più grande.
Lasciamole libere e utilizziamole in modo diverso, trasformiamole in qualcosa che ci fa stare bene.
Scrivo, do' voce alla fantasia e alla creatività che è riapparsa prepotentemente, forse come terapia per affrontare tutto questo.
Perché anche se ora ci sembra tutto più grande di noi, in mezzo qualche spiraglio io lo vedo e ci respiro dentro, anzi fuori.





giovedì 12 marzo 2020

#andràtuttobene

Cara Giorgia,
viviamo giorni difficili e surreali per quello strano ospite inaspettato chiamato coronavirus. Inaspettato ma conosciuto, ora più che mai. Di solito quando arriva un ospite si aprono le porte e lo si accoglie con allegria, ma non in questo caso. Con lui è tutto chiuso e l'allegria viene meno visto che dobbiamo restare a casa non si sa fino a quando. 
Dicono che #andràtuttobene e io ci voglio credere, ma nel frattempo è molto dura. 
Dicono che così abbiamo la possibilità di rallentare, di goderci ogni istante con voi.
Dicono che così possiamo dare spazio alla creatività, creare, inventare.
Dicono che così possiamo fare tutto ciò che non riuscivamo a fare nella vita normale con i ritmi frenetici della quotidianità.
Va bene tutto, ma quello che non dicono è che fare la mamma è pesante di base, fare la mamma in queste condizioni di segregazione è pesante al quadrato, anzi al cubo. Non ti rimane un briciolo di tempo per ritagliarti uno spazio per la tua persona, per le tue cose. Potresti averlo di sera, quando i bambini dormono, ma a quel punto anche tu, dopo aver letto le ultime news sull'andamento dell'isolamento, crolli all'istante mentre poggi la testa sul cuscino.
E quindi a questo punto ti fermi un istante e rifletti.
Mi fermo, penso e scrivo un decalogo personale con disposizioni da seguire ogni giorno per sopravvivere in questo caos fin troppo calmo:
  1. Uscire a passeggio in vicinato con te e Nicolò stando a distanza da chiunque.
  2. Spiegarti che vivere così è difficile per tutti ma che se facciamo un  gioco di squadra è tutto molto più semplice.
  3. Rilassarmi con te sul divano a guardare un film o cartoni animati.
  4. Chiudermi in bagno per 5 minuti quando raggiungo l'apice del nervosismo, respirare e ritrovare la razionalità.
  5. Abbracciarti ogni volta che mi dici un no.
  6. Cantare e ballare.
  7. Seguire andamento virus nei vari canali informativi ma senza alimentare ansia e panico.
  8. Ricordarmi che l'importante è raggiungere l'obiettivo comune: cacciare via questo virus con la corona, come lo chiami tu.
  9. Respirare e pensare che prima o poi tutto questo finirà perché come dice sempre nonno Toi  "cada cosa ata unu cuminzu e un agabbu".
  10. Guardarvi mentre ridete a crepapelle, ignari di tutto, ed essere felice di avere davanti a me uno spettacolo della natura.
#andràtuttobene


#iorestoacasa

giovedì 6 febbraio 2020

educare al cambiamento, all'autonomia e alla libertà 

Cara Giorgia,
credo che una pausa così lunga nello scriverti non l'abbia mai fatta. Ci sono diversi cambiamenti e nuovi impegni e il tempo per scriverti è sempre meno. Ma non solo. Forse manca anche l'ispirazione, che oggi è tornata prepotentemente dopo aver ricevuto un regalo.
Un libro che ha varcato il mare ed è arrivato fin qui, non senza un motivo. Un libro che ne ha subito richiamato un altro, oltre ad una bella chiacchierata sull'insegnamento legato all'autostima.
Si, perché insegnare non significa solo trasmettere contenuti, ma vuol dire anche far si che gli argomenti vengano capiti e collegati alla realtà in cui si vive.
Vuol dire anche far in modo che gli alunni credano in se stessi e non siano solo, purtroppo, soggetti da valutare.
Vuol dire anche aver fiducia in loro, incuriosirli ed ascoltarli, far in modo che si interessino agli argomenti, che abbiano voglia di approfondirli e di studiare non perché vengono minacciati o ricattati da un brutto voto ma perché credono nelle loro capacità e sete di conoscenza.
Vuol dire considerarli come persone e non come numeri, creare un'atmosfera accogliente e non di sfida, un clima sereno dove nessuno sta sopra nessuno, dove il docente non è un nemico da combattere o da fregare ma una persona che cammina insieme a loro nell'avventura che la scuola offre.
Vuol dire trasmettere con passione, educare al cambiamento, all'autonomia e alla libertà .

"Non è in base all'orientamento sessuale che si definisce una persona." (Sofia, 16 anni)

"E' grave che ci sia anche una sola persona razzista." (Simona, 17 anni)

"Uomo e donna possono sostenersi a vicenda, senza stare l'uno dietro l'altro" (Sofia, 16 anni)

"La ricchezza della diversità: essere tutti uguali sarebbe monotono." (Alice, 16 anni)

"Le quote rosa sono inutili perché aumentano la disuguaglianza di genere, anche se l'obiettivo dovrebbe essere il contrario" (Martina, 21 anni)

"La nostra mentalità dovrebbe essere come l'universo: infinita e senza limiti" (Lisa, 18 anni)


mercoledì 6 novembre 2019

chiudete gli occhi e ricominciate

Cara Giorgia,
siamo nel bel mezzo di un reinizio e cerchiamo di trovare un equilibrio, di ricalibrare il tutto per vivere bene. La bellezza di questo momento sta nel rinascere un po' per volta, di osservare e capire, rispondere ai bisogni dell'altro e ascoltare i propri.

Io i miei figli li tratto tutti allo stesso modo, sono tutti uguali.
Non credo siano tutti uguali.
Si, sono tutti miei figli, allo stesso modo.
Ma sono tutti diversi. Ciascuno ha i propri bisogni, ciascuno ha necessità diverse in tempi differenti.
No no, io non faccio figli e figliastri.
Qui non si tratta di fare figli e figliastri, si tratta di rispettarli in base a ciò che sono e a ciò che provano, alle varie difficoltà che incontrano nella vita.
No no.

E quel no è una porta chiusa, sbattuta senza possibilità di riaprirla.
E ogni tanto qualcuno si affaccia alle finestre, ma talvolta vengono chiuse anche quelle.
Tutto sigillato in nome di uno schema prestabilito che non si cambia per nessuna cosa al mondo.

Poi c'è chi sceglie di non proseguire con quello schema, di cambiare le carte in tavola, di cambiare mazzo e pescare nuove possibilità.
C'è chi sceglie di imparare cose nuove, mettersi in gioco, formarsi per capire come migliorarsi, come stare meglio con se stessi e con gli altri e come crescere meglio i propri figli.
Poi alla fine gli errori si commettono, ma c'è differenza tra quelli che si commettono con la porta aperta e quelli che invece si fanno con la porta sigillata.

"Chiudete gli occhi e ricominciate" 
A. Jodorowsky

(Foto di zia Loredana)

martedì 15 ottobre 2019

capidanne

Cara Giorgia,
inizia una nuova stagione: l'autunno.
Tempo di reset e rinizi .
Riprende la scuola, la routine, il tram tram quotidiano con tutti gli impegni settimanali dei grandi e dei piccini. Ci si sente più carichi dopo le vacanze estive e anche più motivati ad intraprendere nuove strade e nuovi progetti.
Settembre.
Capidanne.
Anticamente in Sardegna si seguiva il calendario bizantino nel quale il Capodanno era a settembre, mese di inizio dei lavori agricoli.
Capidanne.
Per noi questo inizio è stato un po' lento ed è slittato ad ottobre.
Sarà che le vacanze non sono state esattamente riposanti, come per tutti i genitori presumo.
Sarà che forse non eravamo pronti per ricominciare.
Sarà che forse per affrontare un lungo cammino bisogna partire piano piano per non affaticarsi troppo all'inizio per poi finire con un bello sprint.
Abbiamo rispettato i nostri tempi, e i vostri.
Abbiamo aspettato senza saperlo, in silenzio.
Non c'è fretta, perché alcune decisioni hanno bisogno di tempo per lievitare.
E si sa che se non lievitano bene possono fare male.
Esiste sempre un tempo giusto, quello che arriva all'improvviso e ti guarda negli occhi.
Quello che ti chiede se stai bene e cosa potresti fare per eliminare ciò che ti fa stare male.
Quello che bussa così forte alla tua porta che è inevitabile non aprire.
Io ho aperto, e non solo io.
Apriamo, facciamo entrare aria nuova, respiriamo a pieni polmoni e vada come vada non potremo mai dire di non aver scelto.
Capidanne.


martedì 6 agosto 2019

ho bisogno di

Cara Giorgia,
ti scrivo mentre penso a voi due che crescete all'impazzata, che cambiate numero di scarpe o taglia di pannolini. Voi con i vostri progressi e la curiosità che vi contraddistingue da quando vi alzate la mattina fino a quando andate a letto la sera, fino all'ultimo minuto, anzi all'ultimo secondo. Probabilmente fai domande anche mentre dormi e chissà se c'è qualcuno a risponderti. Spero di si, perché il desiderio di conoscenza bisogna sempre tenerlo vivo anche se talvolta è faticoso.

Giò indovina de ite apo bisonzu como?
De silenzio.
Brava!

Dopo svariatissime domande, mille perché e quant'altro la mia testa a volte non ce la fa più.
E non mi vergogno di dire di cosa ho bisogno.
Non mi sento in colpa a chiederti per favore un po' di silenzio, perché tutti prima o poi ne abbiamo bisogno. E le esigenze vanno ascoltate e condivise.
Tutti abbiamo delle necessità, solo che a volte cresciamo convinti che possiamo farcela da soli, senza rispondere ai nostri bisogni o lasciandoli per ultimi. Prima quelli degli altri, soprattutto per noi donne.
Educazione.
Cultura.
Chiamiamola come vogliamo.
Ma forse è ora di cambiare alcune cose e iniziare ad utilizzare l'espressione ho bisogno di.
Senza paura, senza sensi di colpa.
L'unica nostra colpa, se così vogliamo definirla, sarebbe quella di non volerci bene e di non ascoltarci.

E ora io ho bisogno di un vostro abbraccio.


(Foto fatta da te, artistica al punto giusto da poterla pubblicare)



Traduzione:
Giorgia indovina di cosa ho bisogno adesso?
Di silenzio.
Brava!

lunedì 24 giugno 2019

come fanno tutte le mamme non solo mamme

Cara Giorgia,

è ormai scientificamente provato che ho perso il ritmo. Che avere due bambini non è come averne uno ma tutto raddoppia o forse si moltiplica. Che il tempo a disposizione è veramente poco e il tempo libero non esiste. O forse esiste ma possiamo definirlo in modo diverso: tempo liberato. Lo ritaglio sottraendolo a tutto quello che c'è da fare nella quotidianità e rubandone un po' ai nostri giochi e al nostro stare insieme. Lo utilizzo poi per fare ciò che mi piace, per ricaricarmi e ricordarmi che non sono solo una mamma. 

Vale ma come fai?
Come fanno tutte le mamme non solo mamme.

Vorrei riuscirci ancora di più dedicandomi a voi allo stesso modo ma attualmente non è possibile. Aspetterò. Bisogna sempre saper aspettare, avere pazienza e nel frattempo godersi il presente.
Difficilissimo.
Questo potremo impararlo da voi che non pensate al passato ne tanto meno al futuro. Vivete qui ed ora. Ecco perché non capite la nostra fretta pensando al dopo e ai vari programmi che si sfaserebbero se perdessimo quel ritmo. Ecco perché il malumore per una caduta o un'offesa sparisce presto e ritrovate il sorriso molto più in fretta di noi.
Vorrei che la vostra spensieratezza potessimo provarla anche noi, almeno una volta al giorno, per dieci minuti.
Vorrei fare una qualsiasi cosa concentrandomi su di essa senza dover pensare a tutto ciò che devo fare poi.
Vorrei svegliarmi ridendo come fa lui, anziché con l'indecisione se stendere i panni prima o dopo la colazione.
Vorrei non dover programmare niente e vivere alla giornata senza sapere nemmeno che giorno è.
Vorrei tutto questo, ma non posso averlo.
Non posso perché l'età della fanciullezza l'ho oltrepassata da parecchio, perché sono mamma e ho grandi responsabilità nei vostri confronti, perché la spensieratezza non fa parte dell'età adulta.
E visto che non posso vivere questo posso almeno liberarmi un po' di tempo per seguire le mie passioni e fare ciò che mi fa stare bene.
Si, lo faccio, l'ho sempre fatto anche se non sempre allo stesso modo. Esistono ritmi diversi in base al periodo che si vive, all'età dei figli e all'ispirazione.
E' sempre una questione di equilibrio che a volte c'è e a volte è precario.
Ora c'è?
Non saprei, ora ho solo necessità di ricaricarmi.
Allora prenditi un po' di tempo liberato.
Ma manca l'ispirazione. Crisi artistica.
La crisi può essere sintomo di crescita.
E allora stop. Vivo la crisi, la accolgo, la ascolto.
E se sono idee arriveranno.


mercoledì 15 maggio 2019

crescere e creare

Cara Giorgia,
sono giorni di transizione tra impegni che finiscono e progetti in movimento.
Una sorta di cambio stagione dell'armadio che stenta ad arrivare per vari motivi.
Primo fra tutti: il tempo.
Questo non basta mai.
Vorremo il tempo per giocare con voi e quello per coccolarvi.
Il tempo per leggervi le storie della buonanotte e quello per guardare insieme un film.
Il tempo per inventare nuovi giochi o uscire fuori a giocare all'aria aperta.
Il tempo per lavorare e per inseguire nuovi sogni.
Il tempo per scrivere e per fare formazione.
Il tempo per creare eventi e conoscere persone nuove.
Il tempo per condividere i nostri pensieri e le nostre emozioni.
Stanca solo ad elencare il tempo che occorre.
Stanca perché il tempo è tiranno e forse è suddiviso male.
Tolgo il forse.
Alla fine lo tolgo sempre.
Lo metto mentre rifletto, poi ci penso e lo tolgo.
Ma va bene, si è sempre in tempo per cambiare le cose. Basta riavvolgere un po' il nastro, rivedere la scena dal di fuori, vedere quello che non va e pensarci su.
La notte porta pensiero, dicono.
Ma anche il giorno lo porta.
Il pensiero è sempre lì, dietro l'angolo. A volte lo vediamo, a volte non lo vogliamo ne vedere ne ascoltare. Ma in fondo in fondo sappiamo che c'è.
Il pensiero che forse ci fa male e ci ferisce, ma c'è.
Una realtà che ci porta malessere e momenti out.
Ma anche questi sono necessari per crescere.
Si cresce con fatica, a tutte le età. E forse per chi aiuta a crescere qualcun'altro crescere è ancor più difficile.
Dal latino: crescere dalla stessa radice di creare.
Si cresce e si crea.
Chi non cresce resta fermo, immobile, fisso.
E l'immobilità a lungo andare fa male, molto male.

Cresci, crea, sogna.



mercoledì 27 marzo 2019

chi si ferma è perduto o forse si riposa

Cara Giorgia,
è tornato il tempo delle novità. Sarà che è arrivata la primavera e piano piano ci spogliamo del grigiore dell'inverno e riprendiamo a respirare a pieni polmoni. Sarà che la creatività che era in letargo è finalmente uscita dalla tana e ora difficilmente si ferma a riposare.
La vita ci ha sorriso di nuovo regalandoci un nuovo cuginetto: Diego. E' nato di lunedì, di notte, in silenzio, regalandoci un bellissimo e dolce buongiorno al nostro risveglio.
E' iniziato poi il tempo delle gite, delle domeniche trascorse in compagnia a conoscere pezzettini di mondo. Iniziamo da Turri con l'evento "Tulipani in Sardegna". Luogo meraviglioso che ci porta a trascorrere una bellissima domenica in mezzo alla natura. 
E ora, piano piano, apro le porte della mia seconda casa: il palcoscenico.
Lo faccio parlando di donne, di mamme, con il Coro Femminile Intrempas.
Mi metto a lavoro con entusiasmo ed energia ritagliando vari momenti della giornata per scrivere, studiare e provare. E nonostante le interruzioni di tuo fratellino che ha fame, sonno, bisogno di essere cambiato e coccolato riesco poi a riprendere il filo del discorso e a creare ciò che mi piace e che spero trasmetta emozioni e riflessioni.

Vale ma come fai a riuscire a fare tutto?
In realtà non riesco a fare tutto ciò che vorrei, vado per priorità, ma vado.

Vado per la mia strada, quella che ho scelto, quella che mi porterà non so dove ma spero alla realizzazione di un sogno.
Vado incontro all'arte che stavolta mi ha chiamato senza che la cercassi poiché mi sembrava troppo presto.
Vado dritta senza voltarmi indietro e senza pensare alla fatica che ormai fa parte di noi.
Vado avanti tenendo sempre per mano te e Nicolò, grandi fonti di forza e ispirazione.
Vado avanti, anche se un po' a rilento ma non mi fermo.
Chi si ferma è perduto o forse si riposa.
Il mio riposo mentale è questo.



mercoledì 13 marzo 2019

quel dannato tunnel

Cara Giorgia,
finalmente riprendo possesso del mio computer e anche un po' del mio tempo per scrivere.
Eppure settimane fa pensavo che non ci sarei mai riuscita, mi sembrava impossibile tornare ad occuparmi delle mie cose, del mio lavoro, dei miei impegni artistici. Mi sbagliavo, per fortuna. E' che un neonato assorbe gran parte del tempo di una madre, soprattutto se è il secondogenito. Ci si fa in quattro per stare dietro ad entrambi e talvolta lo sconforto vince alla grande.

Mamma perché piangi?
Perché sono stanca. Anche le mamme si stancano.
Lo vuoi un abbraccio?
Si!

E le lacrime spariscono, lo scoraggiamento si attenua e si riprende in mano la situazione col sorriso.
Ma non sempre è così facile.
Ultimamente sento diverse storie di donne che soffrono di depressione, alcune da anni, fin da quando sono diventate mamme. Depressioni post partum non riconosciute, non affrontate e non seguite. Si, perché la depressione va innanzitutto individuata.
E poi?
E poi va curata.
E se non la si riconosce?
In quel caso lei va avanti, sempre di più. A volte sembra sia sparita ma poi ogni tanto fa capolino.
E' che ci si vergogna di averla, di curarla.
Vero.
Perché mai?
E' un fattore culturale e sociale, sembra che le malattie possano essere solo fisiche, quelle mentali sono sintomo di pazzia.
Invece no.
Già. Ma se ne parla in questi termini, quando se ne parla, perché la maggior parte delle volte queste donne non ne fanno parola con nessuno, si tengono tutto per loro e in questo modo il malessere cresce sempre di più.
E i padri?
Loro talvolta non hanno gli strumenti per riconoscere la depressione, in altri casi se ne accorgono ma non sanno cosa fare. Altri ancora fanno finta di niente forse perché avere un partner depresso fa stare male, ci si sente impotenti e apparentemente la cosa più semplice è lasciar scorrere tutto.
Non è facile.
No, non è facile neanche per loro. E in alcuni casi loro possono soffrire di depressione post partum paterna. Sono casi più rari ma può capitare.

Lo so, lo so. Non sono argomenti per niente felici, ma sono reali.
Diventare mamma è una cosa bellissima, ma non sempre tutto va nel verso giusto, non sempre questa esperienza è come l'abbiamo immaginata, non sempre porta felicità. E qui il gatto inizia a mordersi la coda, ci si sente in colpa per non essere felici e più crescono i sensi di colpa e più si sta male.
Tunnel, spaventoso e scuro.
Ma possiamo accendere la luce no?
Si, da fuori si, ma chi è dentro non vede l'interruttore. Osserviamo bene le mamme, guardiamole negli occhi per capire se sono dentro o fuori da quel dannato tunnel.



mercoledì 13 febbraio 2019

pensieri e formaggio, lotta e ricotta: da soli non si va da nessuna parte

Cara Giorgia,
ti scrivo ahimè dopo più di un mese. Come avrai visto con i tuoi occhi essere la mamma di un neonato è parecchio impegnativo e non lascia il tempo per tante altre cose. Minuti contati per preparare il pranzo, fare la doccia, prepararci per andare all'asilo. Insomma ben poco relax, ma vederti felicemente innamorata di Nicolò mi da la forza per affrontare tutta la fatica delle giornate e delle nottate insonni.
Mi manca scriverti, raccontarti ciò che succede attorno a noi e lontano da noi.
Oggi abbiamo vissuto un po' di storia, insieme.
Zero scuola e tutti in piazza per solidarietà con i pastori.

Tu andrai alla manifestazione?
Certo!
E tu?
No, perché dovrei? I pastori si sono mossi quando hanno manifestato gli altri settori?
E anche se così fosse perché dobbiamo ragionare in questo modo?
Occhio per occhio, dente per dente.
Ma così non si va da nessuna parte.
Pazienza.
Come pazienza? Forse questo è proprio il momento giusto per stare uniti e lottare tutti insieme per un possibile cambiamento, forse è proprio il latte, bene primario, che ci da la forza di combattere per ottenere il giusto riconoscimento del nostro lavoro.
Si ma non siamo tutti pastori.
Certo che non lo siamo, ma che importa? Da soli non si va da nessuna parte, nessuna.

Si chiama solidarietà, unione.
Stare uniti, combattere civilmente tutti insieme.
Essere solidali ci fa bene e ci rende più forti.
Avere tutti lo stesso obiettivo ci unisce, grandi e piccoli, pastori e non.
Oggi abbiamo vissuto tutto questo durante la manifestazione a Orani.
Ed è stato bellissimo vedere quel fiume di persone percorrere le vie del paese, arrivare in piazza e condividere pensieri e formaggio, unione e latte, lotta e ricotta.
Quando sarai più grande capirai meglio cosa sta succedendo, per ora sappi di aver partecipato ad un bellissimo gesto comunitario dove tutti hanno contribuito con la loro presenza, senza se e senza ma, senza pensare al passato ma guardando al futuro, combattivi e positivi, insieme.
#noistiamoconipastori


(Foto di madrina Annalisa)





mercoledì 9 gennaio 2019

la sindrome di Wonder Woman: il furto della libertà

Cara Giorgia,

finalmente trovo qualche minuto per dedicarmi alla scrittura, attività da me tanto amata ma che richiede un po' di tempo, silenzio e concentrazione. Cose che con un neonato in casa sono molto rare. Mi ritrovo a fare mille cose, a guardare l'orologio e vedere le lancette scorrere velocemente senza avere il tempo di fare tutto quello che vorrei fare. Ma forse è impossibile fare tutto. Tolgo il forse, è davvero impossibile e la sindrome di Wonder Woman è sempre in agguato. E cascarci è molto molto facile. Ed è per questo che a volte mi fermo un secondo, ragiono un attimo e stop. Ma non basta fermare il corpo, occorre fermare soprattutto la mente che nel frattempo continua a pensare alle cose non fatte che si accumulano alle altre in programma fino ad arrivare allo scoraggiamento totale. 
Fiuuuu. Che fatica.
Non lo so quale sia la soluzione per alleviare il carico mentale, so solo che lo ereditiamo dalle nostre mamme fin da quando siamo piccole. Le guardiamo fare un sacco di cose senza fermarsi un attimo, le imitiamo e finiamo per crescere in questo modo. E così farai tu se mi vedi con questa sindrome.
E così sarà nei secoli dei secoli.
Noooooooooooooooooooooooooooo.
Possiamo fare qualcosa, dobbiamo fare qualcosa.
Però i figli maschi non ereditano questo modus operandi.
Beh certo, perché imitano i padri che solitamente non hanno un carico mentale come il nostro. Si tratta sempre delle solite differenze di genere che nascono fin da subito attraverso l'educazione.

“Furto della libertà.

I maschietti, sos mascittos, sos pitzinnos, sos pitzinneddos.
Mezzi di trasporto, armi, costruzioni, calcio.
Bambole, cucina, pentole, passeggino, vestitini. Non si può. Non diventi uomo.
Non sono da maschietto, mascittu, pitzinnu, pitzinneddu.
Non piangere, sii forte, se ti feriscono difenditi, non stare lì in palato come una femminuccia.

Le femminucce, sas emineddas, sas pitzinnas, sas pitzinneddas.
Bambole, gioielli, vestitini, pentole, caffettiere, passeggino, carrozzina, ferro da stiro, aspirapolvere, mocio vileda baby, danza. Tutto in rosa, estremamente rosa. Gli altri colori non esistono.
Puoi piangere, sei sensibile, sesso debole, porgi l’altra guancia, prenditi cura degli altri prima che di te stessa e stai tranquilla che tuo fratello ti proteggerà, perché lui è un maschio.

Fiocco rosa, fiocco azzurro.
Fiocco che determina disparità di genere, conflitti, poteri e dispoteri.
Equilibrio mancato, apparente, inesistente, fetente, appestante.

Luca lascia stare quel passeggino, è un gioco da femmine.
Ma mamma….
Luca d’apo nau chi nono, michi tando di piccan in giru!
Ma….
Ma nudda, vieni che ti do un cioccolato, e non piangere che sei un piccolo uomo.

Sedati, convinti, frenati, persuasi, soffocati, raffreddati, smorzati.

Alice lascia stare quel camioncino, è un gioco da maschi.
Ma mamma…
Alice d’apo nau chi nono, masciariotto chi non ses atera.
Ma…
Ma nudda, vieni che ti faccio giocare con il cellulare.

Soffocate, represse, controllate, trattenute, schiacciate, oppresse.

Rosa, azzurro, rosa, azzurro, rosa, azzurro.
L’arcobaleno è sparito, scomparso, estinto, dileguato, dissolto.
Gli altri colori non esistono, non sono mai esistiti per il genere umano, o forse si, in un tempo assai remoto, lontano, distante, diverso.

L’ha uccisa perché era geloso.
Era una ragazza facile.
E’ una moglie succube, peggio per lei.
E’ stato un attimo di follia.
Ha perso la ragione.
Gelosi.
Folli.
Pazzi.

Etichette, targhette, cartellini, marchi.
Rosa, azzurro, rosa, azzurro, rosa, azzurro.

Crescono con idee apparentemente giuste, schematiche, probe.
C’è chi sta sopra e chi sta sotto, come un letto a castello.
E quando quel castello cade la rabbia prende il sopravvento.
Violenza, aggressività, durezza, prepotenza, coercizione, sopruso.
Ferite nella pelle, nell’anima, nella testa.
Ferite difficili da vedere, riconoscere, lenire, sanare, identificare, capire.

Ladrocinio, furto, truffa, razzia.
Subito, al terzo giorno, forse al quinto.
Quel fiocco, arma potente, pericolosa, dominante, forte.
Eppure apparentemente innocente, carina, simpatica, ingenua, candida pura.

Furto senza scasso.
Rosa, azzurro, rosa, azzurro, rosa, azzurro.
Furto armato.
Rosa, azzurro, rosa, azzurro, rosa, azzurro.
Furto corazzato.
Rosa, azzurro, rosa, azzurro, rosa, azzurro.
Furto distruttivo.
Bottino: la libertà.”

E anche stavolta il fiocco non è del colore dettato dalla nostra società.
Abbiamo accolto il piccolo Nicolò nella sua casa con un bel fiocco verde e giallo, lo abbiamo accolto donandogli la libertà di essere così come vorrà, senza nessuna etichetta, senza nessuna aspettativa di genere. Lo abbiamo accolto libero e gli auguriamo di rimanere sempre così.



Fiocco nascita realizzato da La Babaiola Creazioni e ricamato da zia Michela Murru

lunedì 17 dicembre 2018

benvenuto Nicolò

Cara Giorgia,
è giunto dicembre e con lui anche il dono più bello di quest'anno: Nicolò.
E' arrivato una mattina, mentre tu andavi a scuola con nonna Cesira, dopo essere stata catapultata tra le sue braccia in piena notte. 
E' arrivato una settimana prima, come immaginavo viste le sensazioni e i messaggi del mio corpo degli ultimi giorni. Nicolò aveva fretta di conoscere questa splendida sorella maggiore, certo che lo avrebbe coccolato e amato fin dal primo giorno del suo arrivo tra noi. E così è stato.
Grande emozione per tutti, in un modo o nell'altro. Per chi c'era quando è nato, per chi era in contatto con noi e ha vissuto questo evento a distanza, per chi ha ricevuto questa notizia dal vivo come te. Ed emozionarsi è sempre bello, anche se talvolta non sappiamo come gestire questa scossa, soprattutto se è di una grandezza che nemmeno immaginiamo. Questo piccolo esserino è entrato a far parte delle nostre vite con un piccolo vagito, baciato dal sole del mattino e da sua madre. E con il suo arrivo a casa ha segnato una nuova pagina del nostro libro familiare, o forse la copertina di un nuovo volume.
Pagine che ora verranno riempite dai momenti belli e felici e da quelli più faticosi alla ricerca di un nuovo equilibrio familiare e di vita. I ritmi rallentano parecchio, ci sono diverse priorità, suddivisioni di compiti, nuovi bisogni a cui rispondere e attenzioni da distribuire. Il tutto per accogliere in modo dolce e delicato il piccolo Nicolò, così come abbiamo fatto con te 4 anni fa. Ma c'è una piccola differenza che non possiamo non notare: Nicolò ha la fortuna di avere una sorella come te, pronta a coccolarlo, ad insegnargli tantissime cose, a giocare con lui, a consolarlo quando è triste, a ridere con lui, a litigarci se necessario perché anche questo fa crescere sani e forti. Ma il tutto accadrà piano piano, senza fretta, senza senso del dovere, senza stress, senza imposizioni. Sono sicura che accadrà.
Per ora godiamoci questo lieto evento, festeggiamo il suo arrivo, brindiamo alla vita.
Tu hai già iniziato i festeggiamenti con i tuoi compagnetti di classe e con le maestre.
E non può che essere un bellissimo inizio la condivisione di una gioia con chi ci sta accanto.


(Realizzato dagli splendidi bambini della Sezione B
Scuola dell'Infanzia di Orani)

lunedì 3 dicembre 2018

famiglia di artisti e autisti

Cara Giorgia,
ormai ci siamo quasi, stai per diventare sorella maggiore e stai per vivere una nuova avventura insieme a tutti noi. La data presunta si avvicina e ora siamo pronti pronti pronti, così come lo eravamo per te 4 anni fa. Abbiamo sistemato diverse cose e più o meno finito gli eventi, a parte il Concerto di Natale del Coro Polifonico nel quale canta tuo padre. 
Io ho salutato il palcoscenico qualche giorno fa. Lo so, avrei dovuto farlo molto prima, ma la passione per il canto e per il Coro Polifonico di cui faccio parte era troppo forte per mancare all'evento che preparavamo da mesi. E' stato un bellissimo finale pre maternità, un po' rischioso visto l'avvicinarsi della data del parto, ma ne è valsa la pena. E' in queste occasioni che sento una strana armonia tra noi, una sorta di magia che ci unisce nonostante tutte le diversità tra noi coriste. 31 donne con variegate personalità, caratteri, pregi e difetti. Siamo tante ma c'è qualcosa che ci unisce: la passione per il canto. E tu sai benissimo che quando un motore ha la passione come carburante quel macchinario che lo contiene non si ferma, va avanti sempre e comunque, talvolta scalando la marcia, talvolta accelerando. E stavolta il serbatoio era pieno zeppo. Ci siamo messe in gioco, siamo salite sul palco di un grande teatro indossando gli abiti nuovi e con in mano gli spartiti di tre bellissime canzoni. Abbiamo ricordato un grande artista, ci siamo agitate, commosse e infine divertite. Un bel finale.

Lo so, non siamo una famiglia normale.
Famiglia di artisti e autisti. Cambia solo una lettera, per il resto entrambe le categorie non hanno ne giorni ne orari di lavoro prefissati. Non ci sono giorni di festa sempre liberi da impegni lavorativi, non ci sono vacanze fissate sempre nello stesso periodo. Non c'è niente di prestabilito e a volte so che questo può essere molto pesante, soprattutto per te. Ma sappi che abbiamo scelto le nostre strade seguendo ciò che ci piace e che ci rende felici. E se la strada che percorri è quella giusta tutte le salite  si trasformeranno in discese.

Ora ci fermiamo sul rettilineo per qualche mese, ci godiamo un meritato riposo, insieme. Tra giochi, disegni, tutine che entrano nei cassetti, brillantini che colorano le tue opere d'arte, docce stancanti, schiena dolorante, pancione che continua a crescere, tanti chissà quando nasce e valigia pronta ad aprirsi.

Chissà come sarà.
Chissà come saremo.


(Foto di Zia Angela Mureddu
Abito confezionato dalla Sartoria Modolo)


domenica 25 novembre 2018

un quadro dipinto di rosso e di nero

Cara Giorgia,
siamo arrivati al tuo quarto compleanno e ci siamo arrivati in un batter d'occhio.
Quando sei nata?
A novembre.
Ancora non hai memorizzato questo giorno, ancora ignara del suo significato.
25 novembre: Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
Ben presto lo imparerai, non c'è fretta.
Scoprirai che talvolta l'animo umano è disumano, che la violenza fa da contorno a molte famiglie e tante vite, che moltissime donne subiscono violenza dall'uomo che dovrebbe amarle e che talvolta questa violenza si conclude con un tragico finale.
Immagino già che mi chiederai perché e io sarò lì a cercare le parole giuste per descriverti un quadro dipinto di rosso e di nero.
Il rosso è il colore dell'amore, ma talvolta può essere coperto di macchie nere.
Non sempre l'amore è quello sognato e atteso, quello che ci fa stare bene, quello che ci rispetta e ci accetta così come siamo. A volte cerca di cambiarci, di isolarci e di rovinarci la vita.
E in questo caso come facciamo a riconoscerne i sintomi?
Bella domanda. Il problema è che quando si è coinvolti è difficile guardare con lucidità ciò che ti succede ed è difficile anche per chi ti sta vicino farti aprire bene gli occhi.
Quindi come si può fare?
Altra bella domanda. Non è facile aiutare chi è vittima di violenza domestica, non è facile per niente. Ma possiamo innanzitutto star loro vicini, anche se potrebbero cercare di allontanarci in diversi modi spinte dal loro partner. E' faticoso ma non dovremo mollarle per nessun motivo al mondo.
E poi?
E poi dovremo cercare un modo per far capire loro che sono cambiate, che non sono più le donne che conoscevamo noi, e che si tratta di un cambiamento in negativo.
Beh basta dirglielo!
No, ahimè non è proprio così. Se glielo dicessimo si sentirebbero tra due fuochi e vincerebbe di sicuro l'altro fuoco. Dobbiamo trovare un modo per farcele arrivare da sole. Noi possiamo dare degli imput, poi dovrebbero capirlo da loro. Devono sentirsi capite e non giudicate, devono potersi fidare di noi e sfogarsi senza paure. Non hanno bisogno di sentir parlare male del loro compagno ma hanno bisogno di sentirsi a loro agio, di sentirsi ascoltate e protette.
Non è facile.
Lo so. D'istinto ci verrebbe di condannare lui, è normale, ma così si troverebbero di nuovo tra due fuochi e questo non le aiuterebbe, anzi.
E se la situazione è molto grave?
Beh allora occorre l'aiuto di persone competenti che ti consigliano su cosa fare e su chi chiamare.
La violenza si può fermare.
Il rosso può essere solo rosso.













domenica 4 novembre 2018

Fratellino in arrivo!

Cara Giorgia,
ci siamo ripresi dall'ultimo evento e ora ci prepariamo ad affrontarne altri. Qui le manifestazioni non finiscono mai. Ma a breve dovremo fermarci. Ultimi colpi di coda e poi stop. Dobbiamo riposarci per l'evento più importante dell'anno: l'arrivo del tuo fratellino.
Eh si, ora non vediamo l'ora di conoscerlo.
Chissà come cambierà la nostra vita quando ci sarà anche lui. Certo che sarà diversa, sarà più bella e più colorata ma non ti nascondo che ci sarà anche qualche difficoltà sia nella riorganizzazione delle nostre attività quotidiane che nel vivere serenamente questo grande cambiamento.
Anche le cose belle vanno metabolizzate e affrontate in un certo modo perché anche queste possono provocare reazioni non proprio positive. Si rimette tutto in gioco, le relazioni, i rapporti, le abitudini e si ricerca un nuovo equilibrio. Ma tranquilla, non sei sola, dovremo farlo un po' tutti e se lo facciamo insieme facendoci guidare dal cuore e dalla pancia sarà tutto molto più semplice.
Lo so, non dipende solo da noi ma da tutto il contorno che c'è attorno. E per questo ti anticipo già che ti sentirai dire diverse frasi di circostanza del tipo:
- Me lo dai il fratellino? (Come se le persone si possano e si debbano dare come oggetti).
- Fa da bravo il fratellino? (Come se noi, grandi e piccini, facessimo sempre da bravi).
- Piange il fratellino? (Come se esistano neonati che non piangono).
- Chi è più bravo tu o il fratellino? (Come se fare da bravi sia una gara per conquistare il podio dell'amore dei genitori o degli zii).
Poi ci saranno quelli che s'impegnano fortemente per farti ingelosire con frasi del tipo:
- Non mi dai un bacio? Allora glielo do al fratellino. (Come se il fratellino possa dire di no come te e scegliere se farsi baciare oppure no).
- Se non vieni tu prendo il fratellino (Come se il fratellino possa decidere di non andare).
Insomma ce la metteranno tutta ma non lo faranno per cattiveria o con intenzione. Sono frasi che si dicono giusto per dire qualcosa e per inserirti in un discorso nel quale c'è un nuovo personaggio: il tuo fratellino. Alcune le dicevo anch'io fino a qualche anno fa ma ora non più perché credo che si possano sostituire con altre meno stuzzicanti.
Lo so che non posso proteggerti da tutto e che non posso evitarti diverse sensazioni spiacevoli ma sappi che il suo arrivo non cambierà l'amore che proviamo per te.
Come vedi in questi mesi la mia pancia cresce sempre di più ma con lei cresce anche il nostro amore che poi verrà diviso tra voi due. Ci saremo sempre e comunque per entrambi ma non ci saremo allo stesso modo, per fortuna. Si perché sarete due persone diverse e distinte, ciascuno con i propri bisogni e le proprie necessità, vivrete le stesse tappe della vita ma in periodi diversi. E anche noi non siamo uguali a 4 anni fa quando sei nata tu, siamo più grandi, più maturi e già con un po' di bagaglio esperienziale da genitori. Ci sarà ancora tanta strada da fare, c'insegnerete tantissime cose che ora ignoriamo e in qualche modo cresceremo ancora, tutti insieme. Ci saranno dei momenti difficili, come per tutte le cose, ma ci saranno anche quelli bellissimi in cui ringrazieremo Madre Natura per averci donato un altro Millimetroemezzo d'amore.
Ora godiamoci questi ultime settimane di pancione, accarezziamolo, facciamogli sentire che qui fuori c'è qualcuno pronto ad accoglierlo a braccia aperte, prepariamo il suo corredino e iniziamo a pensare al nome che gli daremo.
Vedrai che anche questa sarà una bellissima avventura.





venerdì 26 ottobre 2018

nuove vite

Cara Giorgia,
ora ci fermiamo sul serio per un bel po', ne abbiamo bisogno.
Abbiamo finito gli eventi in bellezza con un bellissimo incontro che parlava di malattie, doni e vita.
Lo scrittore Francesco Abate e l'attore Giacomo Casti ci hanno regalato una serata ricca di emozioni presentandoci il libro "Torpedone trapiantati".
Non è stata la solita presentazione dove qualcuno intervista l'autore, tutt'altro. Francesco che raccontava e Giacomo leggeva, il tutto con un feeling strepitoso da togliere il fiato. La storia di Francesco, di altri trapiantati, di Cinzia e della sua famiglia. Storie che s'intrecciano e creano altre storie, altre vite.
Abbiamo riso tanto, ma alla fine anche pianto.
Si parla di donazione degli organi.
Forse nessuno di noi pensa a fare questa scelta ma credo che sarebbe un dono non indifferente per chi purtroppo si trova a dover dipendere da un eventuale donatore. Affrontare la perdita di una persona cara non è mai facile ma sapere che questa persona può salvare altre vite potrebbe dare un senso a tutta la sofferenza che si prova quando qualcuno viene a mancare.
La storia di Francesco e Cinzia ha una potenza immensa che dovrebbe farci pensare.
Lo so piccolina che l'argomento non è ne leggero ne bello da sentire e che sarebbe meglio pensare ad altro, ma in questo caso basterebbe essere generosi e apporre una firma in Comune, sperando certo che quella firma serva il più tardi possibile o che non serva proprio perché ciò significa che avremo vissuto a lungo e che saremo invecchiati. Ma nella vita non si sa mai.
Ho ascoltato questa storia per la seconda volta con lo stesso spirito, con la stessa sete di sapere della prima sapendo che sarei stata arricchita di nuovi colori e nuove emozioni. E così è stato. Abbiamo conosciuto un nuovo mondo formato da nuove vite nate in sala operatoria anziché in sala parto.






domenica 30 settembre 2018

#LiberArteCi

Cara Giorgia,
un'altra avventura è finita e non posso che trarne dei benefici sia emozionali che materiali. Un'avventura alla quale mentalmente ci pensavo già da mesi e che poi è diventata un progetto.
É bastata un'idea e la persona giusta a cui proporla per poi poter sviluppare tutto ciò che è nato per Cortes Apertas a Orani nella #Corte22.
Io e Mariaitria (in arte M'Arts) che mettiamo insieme le nostre passioni artistiche con un filo conduttore: la libertà.
C'incontriamo, ci ritroviamo in diverse idee, punti di vista ed espressioni. Decidiamo di aprire questa corte insieme, per comunicare ciò che abbiamo dentro in diversi modi, con diverse tecniche materiali e virtuali. Dal legno al web, dai quadri al teatro.
Espressioni artistiche che nascono dalla mente e dal cuore.
E’ così che nasce #LiberArteCi: un cocktail di pensieri e colori, un viaggio verso la libertà di ogni essere umano.

"Le vittime della guerra sono tutte uguali.
Sono esseri umani, senza strisce, senza stelle, senza stemmi.
Esseri umani."
www.millimetroemezzo.blogspot.com
(Uno degli slogan delle nostre magliette)

Lavoriamo per settimane con una bellissima tempistica che ci affatica ma non più di tanto, diamo sfogo alla nostra creatività e creiamo ciò che volevamo: riflessioni ed emozioni.
E alla fine del weekend, anche se la stanchezza è tanta, la soddisfazione e la felicità ci ripagano di tutto.

E tu sei lì che ci segui e ci aiuti, che continui a parlare della Corte come fosse una cosa che dura per sempre ma ahimè è già tutto finito.
Ci siamo buttate in quest'avventura per metterci in gioco e per comunicare diversi messaggi. L'obiettivo è stato raggiunto, ora facciamo tesoro di tutto e andiamo avanti con un nuovo bagaglio artistico ed emozionale.
E come per ogni cosa ci restano i ricordi, dei bellissimi ricordi.
E tu come ricordo hai voluto questa t-shirt.
Indossala con amore, porta ovunque questo messaggio e non dimenticarti mai che siamo tutti esseri umani, nessuno escluso.